domenica 24 marzo 2019

Arrivano puntuali come le tasse: le feste di compleanno

Le feste di compleanno degli amici dei vostri figli. Cosa c'è di "meglio"? Solo le feste di compleanno dei vostri figli, perché in questo caso sarete le uniche responsabili, oltre che le uniche a pulire disastri di dimensioni bibliche.

Ma andiamo per ordine. Tutto inizia quando accompagnate i vostri bambini all'asilo e intravvedete con la coda dell'occhio un biglietto dall'aria sospetta nel vostro spazio per le comunicazioni. Con la fretta di far entrare i bimbi in orario non ci fate caso, ma quando uscite lui è ancora lì ad aspettarvi.
E già sapete che o sarà un sollecito di pagamento o un invito.
Cerchiamo di parlare chiaro: tutte (credo) le mamme sono felici quando i propri figli vengono invitati alle feste dei compagni perché vuol dire che socializzano, che si trovano bene, che hanno amici. Ed è tutto molto bello fino a quando non vi giunge come un flash il ricordo di altre feste: orde barbariche di quatrenni e cinquenni che si trasformano nei gormiti del male tra un gonfiabile e l'altro, mentre voi ne perderete traccia e controllo.

L'atteggiamento delle mamme veterane è sempre quello di lasciar correre: “Finché non lo sento piangere davvero lo lascio fare perché sono solo capricci” ed è così fino a quando il bimbo in questione non arriva con lacrime vere e con un dente rotto (si spera sempre sia il suo) in mano.
Le madri meno esperte sono quelle che non spengono mai il “cerca-bambino”: non li mollano né nella piscina alta 2 centimetri e piena di palline di plastica, né tanto meno su cavallo a dondolo. E sul tappeto elastico? Vanno con loro ovviamente.

Generalmente però si creano i soliti gruppi di mamme, quelle chiacchierone, quelle disperatamente stanche, quelle che parlano di cucina e quelle che ascoltano e non dicono una parola in tre ore perchè sotto shock. Il tutto mentre la mamma organizzatrice gira come una scheggia impazzita tra il rinfresco, l'accoglienza di amici e parenti e la perenne preoccupazione della torta, che affligge tutte.
La mamma che organizza la riconosci anche se non fai parte della festa: è quella che si era fatta la piega ai capelli ma una volta entrata all festa sembra essersi pettinata con i petardi. E' talmente stanca che spesso cammina a testa bassa e con il fiatone, nemmeno fosse una reduce di "The Walking dead".
Attenzion però: quando arriva il momento della torta la mamma che festeggia si esclissa. Nessuno è ancora riuscito a capire cosa succeda in quel lasso di tempo che inizia con le foto di rito e lo scartamento dei regali, ma la mamma scompare. Riappare quasi a fine festa per rimettere tutto a posto, raccattare quanto di papabile possa portare a casa come cena, perché con le forze in dotazione non sarebbe in grado nemmeno di preparare il finto piatto che a volte “vende” ai figli come prelibatezza di Carlo Cracco: latte e biscotti.

Le feste di compleanno sono momenti unci per i vostri bambini, che ricorderanno per tutta la vita, tra botte, risse, cadute dallo scivolo gonfiabile gigante, ansia del mago e a volte truccabimbi troppo avveneristici, ma per loro rimane sempre un evento strepitoso: un capodanno tutto l'anno.
Per le mamme....fa piacere poter condividere gioie e dolori con le proprie “colleghe”, ma non fate l'errore di pensare alle feste che fino a qualche anno fa vi vedevano protagoniste come regine della pista. Fatevene una ragione: gonfiabili, truccabimbi e bimbi selvaggi is the new Cocoricò.

http://www.sanremonews.it/2019/02/17/leggi-notizia/argomenti/vita-da-mamma/articolo/vita-da-mamma-le-feste-di-compleanno-tanto-lo-sapete-che-prima-o-poi-sara-il-vostro-turno.html

venerdì 8 marzo 2019

Dati alla mano da una parte e mazzetto di mimosa dall'altro, auguri a tutte le donne, oggi come nei restanti 364 giorni dell'anno

L'Italia il “Paese delle meraviglie,” per molti, ma non per tutti, tantomeno per le donne. Una frase fatta sì, ma anche e soprattutto un dato Istat. Secondo la tradizione oggi è la giornata dedicata al “gentil sesso” e nemmeno la provincia di Imperia, che mi interessa di persona e che può essere presa a "non modello" per le altre,  è esente dall'invasione della mimosa, simbolica o reale.


A conti fatti, cosa c'è realmente da festeggiare in un Paese che ha ideato le “quote rosa” per giustificare il fatto che una donna abbia gli stessi diritti di un uomo? C'è chi la considera una grande emancipazione, così come chi la considera un'offesa ad un diritto che dovrebbe essere naturale. Tutto è opinabile ad eccezione delle statistiche che parlano fin troppo chiaro.

Prendiamo la politica: in provincia di Imperia su 66 comuni sono 'ben' 6 quelli che vedono un sindaco donna. La media nazionale si attesta sul 13.51%.

Passiamo al reddito e ai salari. Secondo un recente articolo de 'Il Sole 24ore', il reddito medio in Liguria è pari a 21.920 euro: gli uomini hanno un reddito medio di 25.939 euro, le donne di 16.664 euro. Quale provincia chiude la classifica ligure come Cenerentola della situazione? Imperia, con 16.631 euro.

Mamma o Papà a casa con i bambini? Anche il congedo parentale, che include anche i padri, parla chiaro: nell'ultimo anno solo l'8% dei papà ha richiesto la possibilità di usufruire di astenersi dal lavoro per stare a casa con i figli. A livello nazionale si parla di 11%, quindi la situazione non è molto diversa.

Un dato insignificante forse, ma che dà da pensare: sul portale dedicato ai comuni d'Italia, provate a cercare quale sia la percentuale delle donne in provincia di Imperia. Dovrete fare un calcolo perché al momento i soggetti considerati sono solamente i 'MASCHI', che ad onor di cronaca sono il 48,1%.

Concludiamo con un dato talmente grave da venir dato quasi per scontato: le denunce allo sportello antiviolenza della nostra provincia. Nel 2017 sono state 86 le donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza, 81 delle quali hanno poi affrontato un primo colloquio. Sono 57 quelle prese in carico dal Centro per assistenza psicologica e legale con i percorsi previsti. Nel 2018 sono state 103 le donne che hanno contattato e 70 sono state prese in carico con i servizi offerti dal Centro.

Dati alla mano da una parte e mazzetto di mimosa dall'altro, auguri a tutte le donne, oggi come nei restanti 364 giorni dell'anno.

(Il mio articolo anche su http://www.sanremonews.it/2019/03/08/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/oggi-e-la-festa-della-donna-ma-ce-realmente-qualcosa-da-festeggiare-no-secondo-le-statistich.html)

mercoledì 24 ottobre 2018

Gli uomini odiano ancora le donne

Dire Donna vuol dire danno, e altri luoghi comuni.
Oggi non è la festa della donna, non è una giornata mondiale per festeggiarci e non è un evento da congressi o convegni. E' solo una giornata come le altre in cui qualche volta arrivi alla sera stanca e hai voglia di sfogarti, ma poi lasci perdere perché tanto il giorno dopo sarà tutto uguale.

Ci sono violenze che finiscono in tribunale, altre in ospedale, altre che ti portano direttamente in un aldilà. Poi ci sono quelle cosiddette violenze minori, come quando ti fanno una battuta spinta e tu sei a disagio e non sai rispondere.
Come quando se confidi ad un amico che tutti ci provano, lui, che a sua volta ci ha provato ti dice: "colpa tua, sei tu che ti poni in un atteggiamento sbagliato, che induce gli uomini a provarci". Un po' la stessa situazione di quando ti metti la gonna e ti violentano e ti dicono che te la sei andata a cercare.
Un po' come quando sei separata e allora gli uomini non ancora separati, ma con la famiglia perfetta pensano di vedere in te carne da macello. Non esistono più nemmeno rose (che tanto non piacciono a nessuno), o inviti a cena, che costano troppo, o almeno un finto corteggiamento. No. Esistono messaggi, non telefonate perché a voce è più difficile dire delle porcherie. Messaggi dove ti dicono dei loro istinti, di dove e come vogliono cedervi e di come tutto dipenda da te e delle tue colpe in caso non lo facessi. E di come soprattutto ti stiano facendo un favore, perché tanto hai quasi 40 anni, sei sola e nessuno ti si prenderebbe comunque.
Un po' come quelli che fanno finta di affezionarsi, ma poi avevano solo bisogno di un piacere, per il tuo lavoro, per la tua posizione, per il colore della tua pelle. Di quelli che una volta avuta l'informazione si alzano da tavola e se ne vanno, lasciandoti il conto da pagare. Perché fuori li aspetta l'altra della serie delle meschine. Un conto molto salato.
Un po' come quando hai un buon lavoro e ci sei arrivata con talmente tanti sacrifici che non ricordi nemmeno più quanti. Ma c'è sempre il 'mezzuomo' che dice che i tuoi meriti sono di tutt'altra natura. C'è sempre chi ti darà della poco di buono per il semplice fatto che una donna non può avere una buona posizione a meno che non si sia venduta.
Un po' come quando sei l'unica donna in un gruppo e pensano tu sia la parte debole e per qualsiasi cosa che non va tu sei la colpa, il male. Perché sei sensibile, sei attenta, sai stare al tuo posto. Insomma sei una donna.
Ci sono momenti in cui senti l'esigenza di avere quel padre, quel fratello maggiore, quel migliore amico che arrivi al momento giusto, che ti porti via di li e che a questi "uomini" li guardi come si possono guardare delle pozzanghere di fogna, come a dirgli: tu stai lontano perché sei talmente sporco dentro e fuori, che questa persona non puoi nemmeno permetterti di guardarla negli occhi.
Abbiamo bisogno di questi salvatori, sinceri che lo facciano per noi e per nessun altro. Perché chi ci ha portato a farci sentire brutte, inutili, da roulette, a loro di queste parole non interessa niente. Perché non esiste più una morale. Non per le donne.
Auguro a tutti quelli che hanno trattato e trattano le donne come spazzatura, come fogna dei loro desideri, come specchio di bugie in cui guardarsi per sentisi migliori, che alle loro figlie capitino esattamente "uomini" come loro.
Auguro a tutte le donne che sono state trattate come avanzi di supermercato, di quelli da buttare via, di avere al loro fianco un amico, che le difenda e che ci sia quando non ne possono più. Quando piangono soprattutto, perché la cattiveria delle persone diventa veleno.
Auguro a tutte le donne che sono convinte che la persona con cui stanno, sì, ha tradito in passato, ma adesso con loro è diverso perché loro si sanno cambiare, che abbiano ragione, perché sarebbero l'eccezione che conferma la regola.
Auguro a tutte le donne di riuscire in tutto quello che fanno e quando verranno additate dagli uomini come "amica di " o "amanti di" di essere dotate un enorme caterpillar e di asfaltarli tutti, uno dopo uno. Perché siamo nel 2018, quasi 2019 e ancora oggi gli uomini hanno paura di noi.

martedì 7 marzo 2017

Non regalate mimosa, ma un po' di rispetto


La festa della donna non è tutti i giorni e non è nemmeno l'8 marzo. Se con il rametto di un fiore giallo, nemmeno troppo profumato, pensate di nobilitare il genere femminile allora la storia dal tempo di Eva, del serpente e della mela non è cambiata molto.

La mimosa lasciatela sugli alberi, a portare la primavera, a colorare i giorni che iniziano ad allungarsi, ma alla donna regalate un po' del vostro rispetto.

Come quando una donna cammina per la strada e riceve fischi o commenti volgari. Come quando sul lavoro le donne vengono considerate il ruotino di scorta. Come quando su un totale di 8.179 comuni in Italia, 887 sono guidati da sindaci donna. Come quando sull'autobus allungate una mano, perché tanto una toccata alla donna fa sempre piacere. Come quando invitate una donna ad incontrarvi con la scusa di parlare di lavoro e poi ci provate. Come quando “scegli o fai la mamma o fai carriera”. Come quando pensate che le donne vengano scelte come da un banco di vestiti usati sul mercato. Come quando sfogate la vostra rabbia e al posto del trucco le fate un occhio nero. Come quando pensate che una donna si senta tale andando a vedere uno streap, dove l'uomo diventa l'esca. Siete voi a compiacervi di questo ruolo, non noi.

Le donne non sono una categoria: sono persone. La prossima volta che vedrete una mimosa, lasciatela dove si trova e magari ricordatevi che un po' di rispetto è il regalo migliore e meno atteso.

lunedì 6 febbraio 2017

Blocchi monumentali di paura a Sanremo


L’uomo è un animale sociale”. Questo lo affermava Aristotele nel IV secolo a.C. e si sbagliava. La frase giusta sarebbe stata, ed è, “l'uomo è un animale” e in quanto tale non segue ragioni o cuore, ma solo l'istinto di sopravvivenza. Perché se è pur vero che i secoli passano e il tempo cambia qualsiasi cosa, l' indole umana, rimane sempre la stessa.


Domani inizia il Festival di Sanremo: 67 anni di canzone italiana, miliardi di euro, vip, televisioni, radio, moda e qualsiasi cosa faccia spettacolo, il tutto recintato da mostruosi blocchi in cemento armato, foderati per far sembrare la situazione meno grottesca.

Una intera città chiusa nelle strade principali, dove chi è dentro finge con consapevolezza di sentirsi al sicuro e chi è fuori spaventa, con ideali incomprensibili, con un dio della guerra e con furgoncini bianchi scassati, sporchi di sangue.

I muri si costruiscono per paura. Nel 1961 il diavolo parlava tedesco e Berlino venne divisa. I muri sono fatti per appoggiarvisi e piangere, come si fa Gerusalemme. I muri sono fatti per creare le distanze, come si fa con chi non si vuole accanto. A Sanremo i muri sono posticci e installati per evitare che un mezzo impazzito distrugga tutto e tutti portando via un po' della già misera dignità italiana, in questi giorni sulle televisioni di tutto il mondo.

I muri di Sanremo sono un realtà un monumento: alla paura, alla resa e all'attesa che capiti qualcosa, mentre il disco rotto continua a suonare. Una tipica storia all'italiana.

Articolo anche su LINKIESTA

venerdì 6 gennaio 2017

Nelle feste siamo tutti un po' più italiani

Natale ti fa sentire più buono solo nelle pubblicità del pandoro. E a dirla tutta anche quelle sono così palesemente finte da farti sentire ancora meno in festa. Ci sarà chi si sente più buono, ma conosco molte più persone che nelle feste si sentono più sole, più tristi e più angosciate che mai. C'è poi chi, come me, nell'esatto momento in cui si siede a tavola e con il coltello della prima portata vorrebbe infilzare mezza decina di parenti acquisiti, scatta una autodifesa. Nel mio caso, inizio a pensare che oltre all'ipocrisia italiana, c'è di più. Siamo un popolo di fregoni, di vinti che si mettono dalla parte dei vincitori, di sanguigni e di furboni....ma tra di noi ci difendiamo e ci vogliamo bene.
Penso a quando sei per strada e qualcuno ti fa gli abbaglianti per segnalarti che dietro l'angolo c'è un posto di blocco. Penso a quando qualche nostalgico applaude ancora quando un aereo atterra e gli altri italiani presenti sul volo, per non farlo sfigurare applaudono assieme a lui. Penso a quando parliamo male dei nostri politici, additandoli come i peggiori serial killer, ma se poi sentiamo che a farlo sono le televisioni straniere, ci offendiamo. Penso a quando parliamo dei defunti e anche nel caso di qualche criminale lo citiamo come "buon'anima".

Perché essere italiano è un po' come un dogma: puoi essere un cervello in fuga finché vuoi, ma se ci nasci non esiste altra religione al mondo. Ora però è arrivata la befana, le feste sono finite e possiamo ricominciare a mettercela in quel posto.





sabato 27 agosto 2016

La terra trema e noi siamo solo un piccolo popolino marcio, che pensa al prossimo post


Pensavo che solo la Liguria avesse il primato del mugugno. Quel tipico atteggiamento ligure che ti fa apprezzare le disgrazie del vicino perché da questo ne puoi guadagnare qualcosa. Metti caso che tu sia un commerciante: se sei un ligure e hai una macelleria, per dire, sei contento che il tuo vicino chiuda, perché pensi da questo di guadagnarne di più, anche se il vicino in questione è magari un ferramenta, sempre per dire.
Ma poi ti rendi conto che tutto il mondo è Paese e che tutta l'Italia è una Regione unica. E così si usano tragedie come il terremoto, che distrugge famiglie, case e sogni per iniziare a mugugnare verso tutti. Verso i migranti, che ci rubano 30 euro al giorno e stanno negli alberghi, verso chi è stato colpevole di non esser vegano e di aver mangiato l'amatriciana e per questo è arrivata la punizione divina, verso chi organizza collette per aiutare i terremotati, perchè tanto i soldi non arriveranno mai.

L'unica cosa di cui dovremmo lamentarci davvero è il marciume che sta mangiando il nostro Paese. Dai politici, ai singoli cittadini non esiste più niente che non vada oltre il proprio orto. Internet e facebook ci hanno fatto diventare tuttologi, ci hanno dato il potere di insultare chiunque a distanza, con frasi ad effetto, con frasi che di persona non avremmo mai il coraggio di dire, fino a portarci ad essere dei cloni di quello che dovrebbe essere un uomo.

Sarebbe facile dire che siamo animali, ma sarebbe un complimento perchè gli animali, nel loro istinto primordiale, sono più umani di noi. Continuiamo a sfogare la nostra rabbia personale con post, foto, commenti ignobili riparandoci dietro ad uno schermo. Ma ricordiamoci ogni tanto che al di là dei finti perbenismi, dei finti razzismi e delle frasi acchiappalike, ci sono dei bambini che hanno perso i genitori, genitori che hanno perso i bambini, famiglie che si sono ritrovate ad essere dei morti che camminano sulle loro stesse macerie.

Non esiste più dignità in Italia, forse perché non esiste più il rispetto a partire da noi stessi. Ricordiamolo la prossima volta che con tanta superficialità scriviamo un insulto, verso chiunque. La terra trema e noi non solo stiamo a guardare, ma contriubuiano a non farla smettere.



Arrivano puntuali come le tasse: le feste di compleanno

Le feste di compleanno degli amici dei vostri figli. Cosa c'è di "meglio"? Solo le feste di compleanno dei vostri figli, perc...